Algeria,
cenni di geologia
>Pag. 1
>Pag. 2
>Pag. 3
>Pag. 4
>Pag. 5
>Cenni di geologia
>Foto del Tassili
>Foto di Tin Tarabine
Clicca quì per scaricare "Geologie de L'Algerie" (3,89 MB): H. - Askri, A. Belmecheri, B. Benrabah, A. Boudjema, K. Boumendjel et alii.
Clicca quì per scaricare "The Lower Paleozoic succession in the Tassili outcrops, Algeria: sedimentology and sequence stratigraphy" (978 Kb): Rémi Eschard1, Hussein Abdallah2, F. Braik2, and Guy Desaubliaux1
La storia geologica dell’Algeria è estremamente affascinate e tormentata; per me abituata a storie evolutive che hanno centinaia di milioni di anni al massimo, poter camminare in mezzo a rocce che rappresentano la storia della Terra (3 miliardi e mezzo di anni!!...milione più milione meno) dalle sue origini è stato veramente emozionante!
L’Algeria sostanzialmente è divisa in due: la parte nord molto più giovane , formatasi più o meno contemporaneamente alle nostre Alpi quando la zolla africana si è scontrata con quella europea (nel giurassico, più o meno 150 milioni di anni fa) e la piattaforma sahariana, stabile e antichissima.
Il confine tra le due aree più essere identificato con la catena montuosa dell’Atlante sahariano, i monti del Ouled Nail e di Nemencha.
Il substrato
L’età, la natura e l’architettura del substrato dei bacini algerini è poco conosciuta; le poche informazioni che si hanno sono derivati da sondaggi, dalla geofisica e dalla geologia della superficie dell’Hoggar.
La piattaforma sahariana
Nei bacini sahariani, a copertura sedimentaria di età paleozoica o più recente, il substrato è stato identificato grazie ai sondaggi, effettuati soprattutto nella zona di Illizi e di Ahnet; in linea di massima sembra essere della stessa natura e stessa età di quello affiorante nella zona dell’Hoggar.
Nell’Hoggar, lo zoccolo è di età panafricana (600 Ma) ed è associato alla catena panafricana.

Mappa semplificata del Tassili N'Ajjer nell'area tra Illizi e Djanet, con sezione della successione del Basso paleozoico.
(si vede maluccio..ma non ho trovato di meglio!).
Il massiccio dell'Hoggar è interpretato come una catena di collisione tra un cratone stabile e rigido a Ovest ed una zona mobile a Est, considerato il margine attivo.
La sutura tra questi due blocchi è rappresentata da un contatto netto tra i metasedimenti del Cratone Ovest africano di età proterozoica superiore e gli gneiss panafricani.
Questi ultimi si sono formati a partire da rocce plutovulcaniche e dallo zoccolo rimaneggiato.
Questi metasedimenti riposano su uno zoccolo Eburneano più antico (2 Ga).

Carta dell'area del massiccio dell'Hoggar (clicca per ingrandire)
Più a sud, la presenza di materiali come basalti, gabbri, harzburgiti etc, testimoniano l’esistenza di un dominio oceanico ante collisione.
Successivamente alla collisione tra i due cratoni, si instaura una fase erosiva, dove i depositi cambro-ordoviciani (600 Ma- 400 Ma) evidenziano una condizione di sedimentazione instabile governata dalla tettonica; sono anche frequenti intrusioni vulcaniche tra gli strati sedimentari, fenomeni che indicano la presenza di stress distensionali.
Quindi, in poche parole, vi era una situazione con alti strutturali sottoposti ad erosione e bacini di sedimentazione.
A questa distensione segue una trasgressione oceanica generalizzata nell’Ordoviciano (500 Ma circa).
Nuovi fenomeni compressivi portano a sollevamenti regionali (Eglab-Hoggar) e la conseguente erosione di porzioni dello zoccolo cristallino primordiale.
Nello stesso periodo un cambiamento climatico porta all’instaurarsi di una calotta glaciale su tutto il Sahara centrale.
Cambiano nuovamente le condizioni climatiche per cui si ha lo scioglimento dei ghiacci ed una nuova trasgressione marina, testimoniata dalle argille a graptoliti del Sahara del sud.
La presenza di livelli vulcanici indica l’instaurarsi di un nuovo ciclo distensivo.
Nel Siluriano-Devoniano (400 Ma 350 Ma) si hanno nuovi fenomeni compressivi che portano al sollevamento ed il conseguente livellamento dei rilievi con abbondante sedimentazione nei bacini.
L’Hoggar meridionale ed orientale è caratterizzato da colate basaltiche, mentre dalle altre parti si hanno fenomeni di sedimentazione.
Questi ultimi indicano una tettonica distensiva che ha riattivato le antiche faglie e fenomeni sinsedimentari.
Nel Carbonifero (300 Ma circa) i movimenti dell’orogenesi ercinica hanno influenzato pesantemente la sedimentazione.
Fenomeni di sollevamento interrompono la sedimentazione marina e al loro posto si hanno depositi di ambiente lagunare (argille rosse e gessi) passanti poi a depositi di tipo continentale nel Trias (200 Ma circa); è in questo periodo che si formano le immense riserve di gas e petrolio dell’Algeria.
Prima della messa in posto dei primi depositi mesozoici la piattaforma sahariana fu coinvolta, come abbiamo già detto, nella tettonica ercinica e gli effetti più importanti si hanno lungo i sistemi di faglie con assi NE-SW.
Le arenarie cambriane dell’asse NE-SW d’El Hassi Messaoud affioravano e si trovavano ad una quota di circa 3000 m.
Uno degli effetti di queste deformazioni è la preservazione delle successioni siluriale nella depressione di Ghadamesh.
Nel Trias si sviluppano due fenomeni principali: il cambio della direzione di sedimentazione da un lato e la deposizione di successioni argilloso-carbonatiche nella regione di El Borma.
Quest’ultima sta a indicare l’instaurarsi di nuovi fenomeni di tettonica distensiva, che inizia con depositi evaporatici.
Abbiamo un vero e proprio bacino triassico, con la presenza di facies di piattaforma carbonatica epicontinentale.
L’influenza continentale si ha solo nel settore meridionale, il periodo è quello favorevole per la conservazione di riserve organiche in ambienti a bassa energia.
Nel Cretaceo si instaura una piattaforma carbonatica, probabilmente questa trasgressione marina è imputabile a fenomeni eustatici e la sedimentazione marina continua per tutto il Cretaceo; infine nel terziario si ha una riattivazione delle faglie con direzione NE-SW a causa di movimenti compressivi legati alla fase pirenaica, ma ormai la tettonica poco influisce sulla piattaforma sahariana.
>Pag. 1
>Pag. 2
>Pag. 3
>Pag. 4
>Pag. 5
>Cenni di geologia
>Foto del Tassili
>Foto di Tin Tarabine
